La storia di Cristian

Quattro anni fa ho scoperto la mia malattia per caso, a causa di un dolore fortissimo al fianco. Era un dolore tremendo, sotto la costola, ma non volevo andare in ospedale. Alla fine, però, ci sono andato. Mi hanno fatto dei controlli e mi hanno detto che era tutto a posto. Il giorno dopo, però, mi hanno richiamato: c’era stato un errore.
Sono tornato in ospedale, ho fatto altre analisi e prelievi, ma per un po’ non riuscivano a capire cosa avessi. Poi mi hanno mandato all’ematologia. Lì mi hanno fatto un’operazione al collo per rimuovere alcuni linfonodi, ma non hanno trovato nulla. All’inizio sospettavano un tumore ai polmoni, quindi mi hanno fatto un’altra operazione vicino a una macchia che avevo dalla nascita. L’intervento è stato rimandato perché avevano notato un linfonodo gonfio. Quando lo hanno tolto, finalmente hanno trovato la causa: un linfoma di Hodgkin.
È stata una diagnosi pesante. Ho dovuto affrontare la chemioterapia, che mi ha aiutato molto ma ha anche messo a dura prova il mio corpo. Mi è caduta la pelle, il sistema immunitario è crollato e per circa un anno e mezzo non ho potuto fare nulla. Sono rimasto a casa, potevo uscire solo raramente e sempre con la mascherina. Anche la scuola l’ho seguita a distanza.
Durante la chemio ho avuto delle complicanze: i miei reni non hanno retto e ho dovuto fare la dialisi. Ma, nonostante tutto, alla fine la malattia è passata grazie a un farmaco sperimentale. Purtroppo, dopo otto mesi, il linfoma è tornato. Ho dovuto affrontare un’altra operazione e di nuovo la terapia con il farmaco. La soluzione definitiva è stata il trapianto di midollo osseo.
All’inizio avevamo trovato quattro donatori compatibili, ma due non potevano per motivi di salute o età e altri due hanno rifiutato. Alla fine, l’unica persona che ha potuto donare è stata mia madre, compatibile al 50%. Ho fatto il trapianto e sono rimasto in ospedale per circa due mesi, chiuso in camera sterile insieme a mio padre, mentre mia madre mi aveva donato le sue cellule. È stato un periodo difficile, ma oggi sono qui, e voglio ringraziare profondamente mia madre per il dono che mi ha fatto.
E voglio dire una cosa importante a voi, che siete della mia età : godetevi la vita. Divertitevi, fate quello che desiderate e non abbiate mai rimpianti. Non preoccupatevi del giudizio degli altri, perché la gente parlerà comunque, qualunque cosa facciate. Pensate soltanto a ciò che vi fa stare bene e vivete la vita fino in fondo.